Perché si dorme male quando si cambia letto?

16.02.2018
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Succede a tutti la prima notte fuori casa. E’ dovuto al fatto che uno dei due emisferi del cervello resta sveglio per essere in allerta come avviene per delfini, balene e uccelli!

 

 

 

Sarà capitato un po’ a tutti. Dormire la prima notte in una stanza e  in un letto nuovo e fare una gran fatica a prendere sonno finendo per alzarsi il mattino dopo decisamente acciaccati e stanchi. Può capitare a casa di parenti o amici che vi hanno dato ospitalità, oppure in albergo mentre vi trovate in vacanza o per una trasferta di lavoro.  

Ebbene, il fenomeno ha una base scientifica. La causa sta tutta nel cervello. Uno dei suoi due emisferi infatti rimane «sveglio» e in allerta per possibili pericoli, mentre l’altro dorme, proprio come avviene in diversi animali, come i delfini e le Balene che debbono mettere in atto questo processo per poter dormire in acqua senza affogare. 

 

L’effetto si verifica unicamente la prima notte e scompare già dalla seconda, come hanno osservato i ricercatori coordinati da Yuka Sasaki, della Brown University di Providence, in uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology. «Sappiamo che gli animali marini e alcuni uccelli dormono con un emisfero cerebrale mentre l’altro rimane sveglio – spiega Sasaki -. Anche se il cervello umano non mostra lo stesso loro grado di asimmetria, ha comunque un sistema in miniatura simile a quello di delfini e balene». 

 

 

Per capire cosa c’è dietro quello che è conosciuto come «l’effetto della prima notte», i ricercatori hanno analizzato il sonno di 35 volontari durante la prima e la seconda notte trascorsa in laboratorio, servendosi di elettroencefalogrammi, magneto encefalogrammi e risonanza magnetica. In questo modo hanno visto che nella prima notte di sonno i due emisferi del cervello mostravano diversi livelli di attività: quello del lato sinistro dormiva in modo più leggero dell’altro, in particolare nella prima fase di sonno profondo. Lo stesso emisfero si è mostrato anche più sensibile a suoni e rumori, e rapido a svegliarsi ed entrare in attività. Ma tutto questo non si è più osservato nella seconda notte di sonno. L’effetto dura dunque la prima notte di adattamento. 

 

I ricercatori stanno ora cercando di mettere temporaneamente ko l’emisfero che rimane sveglio attraverso la stimolazione magnetica transcraniale, per vedere se il sonno migliora. Tuttavia l’effetto dell’emisfero sveglio è stato misurato solo nella fase di sonno profondo a onde lente. Non si sa quindi se l’emisfero sinistro rimanga vigile per tutta la notte o si dia il cambio con il destro nelle ore successive.  

È possibile infatti che i due emisferi si alternino nella sorveglianza!

(Tratto da Focus n. 55 Gennaio 2018)

 

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