I bambini possono ragionare senza saper parlare: la scoperta che contrasta tutte le teorie esistenti

21.03.2018
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Un team di ricerca internazionale ha dimostrato che i bambini di un anno possono fare ragionamenti logici primi di iniziare a parlare.

 

 

 

I bambini di soli 12 mesi sono già capaci di fare ragionamenti  logici, prima di iniziare a parlare. Ciò significa che, almeno in parte, la deduzione razionale può essere indipendente dai processi mentali legati al linguaggio, una scoperta che contrasta con decenni di teorie proposte da psicologi e filosofi. A dimostrare questa inattesa capacità dei piccoli un team internazionale di ricerca, coordinato da studiosi del Center for Brain and Cognition presso l’Università Pompeu Fabra di Barcellona (Spagna).

 

Gli scienziati guidati dal professor Nicoló Cesana-Arlotti sono giunti a questa conclusione grazie a una serie di eleganti esperimenti, basata sul cosiddetto processo logico di esclusione o eliminazione: in parole semplici, se tra gli oggetti X e Y solo uno può essere vero e Y è falso, allora X è vero (è il cosiddetto sillogismo disgiuntivo).

Cesana-Arlotti e colleghi hanno coinvolto nello studio 144 bambini tra i 12 e i 19 mesi, che in grembo alle proprie madri, silenziose, impassibili e bendate per non influenzarne il comportamento, sono stati sottoposti alla visione di animazioni al computer, ideate proprio per ‘stuzzicare’ il ragionamento logico. Sullo schermo nero apparivano coppie di oggetti – come una palla, un fiore, un dinosauro o una faccina sorridente – identiche nella parte superiore.

Ad un certo punto gli oggetti venivano nascosti da una tazza, facendo intravedere solo la loro porzione identica, e all’ improvviso uno dei due veniva fatto volare via. Per il processo di esclusione, una volta tolta la tazza, è logico aspettarsi di vedere l’oggetto non volato via, tuttavia i ricercatori hanno fatto in modo che, alternativamente, venissero mostrati sia l’oggetto atteso che quello inatteso.

Ma come è stato determinato
il ragionamento logico dei piccoli?

Semplicemente, gli scienziati hanno applicato una tecnologia di eye-tracking, in grado di verificare quanto tempo rimanessero concentrati sulle animazioni proposte. Cesana-Arlotti hanno osservato che quando veniva mostrato l’oggetto inatteso i bambini passavano più tempo a guardare la scena, poiché confusi da quanto stava accadendo. La deduzione logica di un adulto può essere ‘misurata’ con la stessa identica tecnica. A suffragio di questo esperimento, i ricercatori ne hanno condotti altri valutando la dilatazione delle pupille, e anche in questo caso è stata osservata una maggiore dilatazione innanzi a situazioni inattese (durante il ragionamento logico ciò avviene anche negli adulti).

Non tutti i colleghi degli autori dello studio sono concordi sul risultato della ricerca, e alcuni sostengono che sebbene l’interpretazione di Cesana-Arlotti possa essere corretta, non è detto che sia l’unica possibile per spiegare il comportamento dei piccoli.
I dettagli dell’affascinante ricerca sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica Science.

 

(Tratto da “Informare per resistere” – Medicina 21.03.2018)

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