Diabete di tipo 1, l'italiano Fiorina spiega la nuova possibile cura!

23.02.2018
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Un esperimento sui topi provoca la regressione della patologia. Grazie all’infusione di staminali del sangue geneticamente modificate. Il professore che dirige lo studio: «L’approccio può funzionare sull’uomo»!

 

 

Nuova tappa importante per la ricerca verso una terapia per il diabete di tipo 1. Si tratta di una malattia cronica che, a differenza del diabete di tipo 2, compare soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza, e in cui si assiste solitamente alla produzione di autoanticorpi che attaccano le cellule Beta, quelle che nel pancreas producono insulina. Questo ormone – importante perché regola l’uso del glucosio da parte delle cellule – viene messo ko, tanto da condurre il corpo in una situazione di iperglicemia, cioè a un eccesso di zucchero nel sangue.

NUOVO ESPERIMENTO SUI TOPI. Fino a oggi dal diabete di tipo 1 non è possibile guarire. Ora però il percorso verso una cura sembra meno lontano. Merito di un esperimento sui topi che ha provocato una regressione della patologia per mezzo dell’infusione di staminali del sangue geneticamente modificate. A dirigere lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine è stato l’italiano Paolo Fiorina, professore associato di Endocrinologia all’Università degli studi di Milano, Assistant professor alla Harvard Medical School di Boston e Associate scientist al Boston Children’s Hospital.

 

A Milano il Prof. Fiorina dirige il Centro Internazionale di riferimento per il diabete di tipo 1 “Romeo ed Enrica Invernizzi” ed è primario del reparto di Endocrinologia dell’ospedale Fatebenefratelli-Sacco-Macedonio Melloni-Buzzi. Il risultato a cui è arrivato con questo esperimento sui topi è frutto del lavoro dei ricercatori del Centro di ricerca pediatrico Romeo ed Enrica Invernizzi dell’Università di Milano, in collaborazione con il Boston Children’s Hospital e la Harvard Medical School.

Dai topi sono state prelevate le cellule staminali del sangue e sono state modificate geneticamente in modo da aumentare la produzione della proteina PD-L1, i cui livelli sono bassi negli individui con il diabete di tipo 1. Vale a dire che al loro interno è stata trasferita la sequenza corretta di informazione genetica specializzata nel produrre la proteina PD-L1 utilizzando come navetta un virus reso inoffensivo.

Una volta modificate, le cellule sono state iniettate in topi affetti dalla malattia e raggiungendo il pancreas hanno reso possibile il ripristino della produzione di insulina. In tutti i topi trattati il diabete è stato completamente curato e in un topo su tre i livelli normali di glicemia sono stati mantenuti a lungo.

“Ormai è possibile garantire a chi segue le cure un’attesa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale. Cresce però anche l’incidenza, cioè il rischio di sviluppare
il diabete di tipo 1.”

 

 

 

 

 

“Questa nuova ricerca fa sperare che un domani, possibilmente non troppo lontano, i pazienti malati di diabete di tipo 1 possano finalmente liberarsi dalla schiavitù dell’insulina!…”

(Tratto da Intopic – Salute)

 

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